Sull'agricoltura: l'andamento dell'economia pisana nel 2012

La relazione sull’andamento dell’economia pisana nel 2012 presentata il 25 giugno dalla Camera di Commercio ci conferma un quadro di pesante e continua recessione. Unica eccezione rilevata: l’agricoltura. Confermando anche per il 2012 dati in controtendenza ed una significativa vitalità economica ed occupazionale.

Vale la pena riprendere e commentare questa tendenza ed il suo significato strategico.

L’agricoltura è un settore strategico per qualunque Paese del mondo, non solo per il valore economico che esprime, ma perché è alla base della salute delle persone e della qualità della vita. La campagna si pone come baluardo nella difesa del suolo e delle risorse ad esso connesse come aria e acqua, un bene irriproducibile e funzionale alla sopravvivenza stessa dell’uomo. Occorre operare un cambiamento necessario dal punto di vista culturale e produttivo. Come Amministrazione Provinciale, già in occasione della costruzione del nuovo Piano Locale di Sviluppo Rurale 2007-2013, abbiamo scelto di coglierne le opportunità, non solo e non tanto in funzione dei flussi di spesa e di investimenti da questo attivati, assicurando un pieno utilizzo delle risorse finanziarie disponibili; ma anche come mezzo per facilitare l’emergere di nuove sensibilità ed attenzioni, oltre che nuove idee e modelli di comportamento, da parte di soggetti, pubblici e privati, stimolando un innalzamento del contributo delle campagne alla vita locale. L’idea che sta alla base del Piano del Cibo della Provincia di Pisa, sul quale siamo impegnati, rappresenta la sfida per costruire un’alleanza tra il mondo rurale e la comunità provinciale, mettendo in relazione e costruendo quella rete di reciproca “utilità” tra i bisogni dei cittadini e la capacità produttiva del sistema locale, ricostruendo quel legame necessario di fiducia tra gli attori principali della filiera del cibo e, al contempo, le condizioni per un rilancio economico delle imprese e dell’intero settore.

Occorre, allo stesso tempo, far risorgere le agricolture tradizionali, le policolture di un tempo, che vantavano una biodiversità agricola (soprattutto di frutta) senza pari in Europa e forse nel mondo. Oggi potrebbero dar vita a produzioni di altissima qualità. E’ possibile riprendere o sviluppare la selvicultura, producendo legname di pregio, utilizzare in modi ecologiamente compatibili, quantità immense di biomassa. E ancora, quanti allevamenti, ad esempio avicoli, si possono realizzare, bandendo le forme intensive convenzionali? Le esperienze, ad esempio, sull’agnello pomarancino ci dicone che “si può fare”!

Negli anni abbiamo visto come le imprese che abbiano affrontato per tempo la crisi incombente si siano indirizzati su tre linee:

  • quella della diversificazione produttiva, con l’aumento del numero di colture (i cereali minori, le leguminose per l’alimentazione umana, gli ortaggi, ad esempio per le imprese cerealicole), la reintroduzione degli allevamenti, o anche di attività aziendali (prima di tutto le attività legate al turismo, ma anche i cosiddetti ‘servizi ambientali’ e sociali attraverso contratti con le pubbliche amministrazioni);
  • quella della valorizzazione, che ha riportato in azienda processi prima delegati ad attori esterni, come la trasformazione dei prodotti in azienda, la vendita diretta, la proposta di varietà locali (tutto ciò che è filiera corta);
  • quella della rifondazione delle basi conoscitive e delle risorse aziendali, ad esempio attraverso il passaggio alle produzioni biologiche e la revisione delle tecniche produttive, oppure attraverso una ricollocazione del lavoro familiare tra l’azienda e il mercato del lavoro ed un forte incoraggiamento all’ingresso di nuove forze nel settore.

Non dimentichiamo, infine, che il paesaggio ereditato dal passato, e che vogliamo difendere, è stato creato esattamente da forme consimili di attività produttive e uso del territorio. Ed ovviamente, un turismo diverso e meno consumistico potrebbe fare scoprire i mille tesori sconosciuti, sviluppando turismo ambientale e giovanile.

Insomma, abbiamo i dati dalla nostra parte per sostenere che l’agricoltura ed il mondo rurale, i loro territori, rappresentano un volano insostituibile di rilancio economico per il nostro paese ed anche per la nostra provincia.

Giacomo Sanavio

Assessore allo Sviluppo rurale e programmazione territoriale della Provincia di Pisa