La protesta delle Province

Il commento del Presidente Filippeschi alla legge di stabilità: "I cambiamenti per il personale ci sono stati, parzialmente soddisfacenti e soprattutto che necessitano di ulteriori garanzie.

striscione provincia occupata
striscione provincia occupata

“Se si mettono le nuove province in dissesto non si può attuare la legge Delrio e anche la gestione del personale diventa proibitiva. Così le province si supererebbero rovinosamente, con alti costi per lo Stato e privazione di servizi d’importanza essenziale. I tagli che sono stati mantenuti, anche per le città metropolitane, di un miliardo per il 2015 che si somma a duecento milioni già tagliati, e di altri due miliardi nei due anni a seguire, portano al default. Dunque non si fanno i bilanci, né la pianificazione triennale e non si garantiscono le funzioni fondamentali come previsto dalla riforma, scuole, strade, ambiente e difesa del suolo”.

Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente della Provincia, commenta il contenuto della legge di stabilità approvata stanotte dal Senato.

“I cambiamenti per il personale ci sono stati, parzialmente soddisfacenti e soprattutto che necessitano di ulteriori garanzie. Sono il frutto di un’iniziativa, dei sindaci e dei lavoratori – sottolinea Filippeschi – che ha messo in chiaro quali rischi si correvano. Dire che sugli stipendi c’era stata un’incomprensione o che si era fatto allarmismo immotivato è mancanza di rispetto. Ora nei due anni di realizzazione della riforma serve e dev’essere previsto un impegno, molto complesso, di tutta la pubblica amministrazione, regioni in primis quali destinatarie principali delle funzioni che si trasferiscono”.

“Gli incontri dei prossimi giorni, fra governo, regioni, autonomie locali e sindacati, devono portare a nuovi correttivi – aggiunge Filippeschi – serve in partenza un riconoscimento e una condivisione dei conti veri delle province, che il governo invece valuta a suo modo, e serve un percorso gestibile e oggi ancora non c’è. I sindaci che oggi dovrebbero governare la transizione, e non fare i liquidatori, lo chiedono”.